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In apertura di stagione occhio al prezzo pallina

A inizio stagione ci sono delle ricorrenze a cui è doveroso dare un’attenzione particolare. Una di queste è il prezzo pallina nella vostra gelateria. Il prezzo pallina è un tema controverso, che ci accompagna da sempre, ma che negli ultimi anni ha condizionato il nostro lavoro a livello di immagine in modo pesante.

È doveroso per ogni gelatiere rivedere e ricalcolare sulla base delle sue spese attuali il prezzo giusto per la sua pallina di gelato, sia per ritagliarsi il margine di guadagno necessario, sia per poter spiegare al proprio cliente – in caso di domande – il valore di quel prezzo e del suo gelato.

Dato di fatto rilevante è poi che questo tema attira moltissimo l’attenzione dei media e indirettamente dei vostri clienti. Vi ricordo che proprio un anno fa a inizio stagione ci fu un caso clamoroso, riguardante il prezzo pallina nella zona di Stoccarda, che coinvolse il Bundeskartellamt. La parola Kartellamt è pressoché intraducibile in italiano e solitamente in questi casi si usa il termine inglese “antitrust”.

Il Bundeskartellamt è l’organo ministeriale (del Ministero dell’Economia e della Tecnologia), che esercita l’autorità garante della concorrenza sul mercato. Fondato in Germania nel 1958 esercita una funzione di controllo dei prezzi sul mercato e in particolare delle fusioni e accordi interni delle aziende a salvaguardia del consumatore finale. Il caso di Stoccarda si riferiva al prezzo pallina a inizio stagione di 1,50 Euro esposto da più gelaterie di Stoccarda e dintorni all’apertura di stagione. L’aumento indistinto del prezzo della pallina in ognuna di queste gelaterie (che l’anno prima vendevano a prezzi diversi) con il risultato di un prezzo finale uguale in tutte di 1,50 Euro aveva attivato il Bundeskartellamt a fare un controllo, dettato dal sospetto che tale prezzo fosse il risultato di un accordo interno tra quei gelatieri. Tutti i giornali si lanciarono sulla notizia e addirittura alcune testate famose di riviste, tra le quali il settimanale “Spiegel”, vollero delle interviste esclusive per conoscere la posizione dell’associazione e capire perché quei gelatieri avessero fatto tale mossa. Se mai fosse vero (il caso è in revisione) i gelatieri coinvolti, rischiano una multa molto alta. Ma non solo, l’impatto piú forte a livello pubblico di una tale notizia sarebbe a livello di immagine un danno devastante per tutta la categoria. In Germania ci sono stato casi clamorosi di Kartellamt. L’ultimo più noto è quello della birra, risalente al 2014, quando 6 produzioni di birra furono prese di mira dal Kartellamt per il sospetto (poi provato) di essersi accordate sul prezzo di vendita della birra. La truffa venne a costare una multa di ben 106 Milioni di Euro. Più famoso ancora il caso Kartellamt del caffè nel 2009, in cui erano coinvolte le ditte Tschibo, Melitta e Dallmayr e la cui multa raggiunse i 159 milioni di Euro.

Sappiamo che le nostre gelaterie non sono multinazionali, né aziende che operano fusioni all’estero, comunque è necessario anche in piccolo attenersi alla legge. In particolare ricordo che, proprio le gelaterie italiane continuano ad essere sempre in primo piano nell’attenzione dei giornalisti. Per cui per chi programma un aumento di prezzo, lo faccia da solo e con raziocinio, perché il prezzo pallina è il risultato del calcolo delle proprie spese aziendali (affitto, elettricità, riscaldamento, personale, investimenti da ammortizzare, assicurazioni, tutti fattori che incidono in variabile corrispondente sul prezzo finale) e ogni gelateria è diversa dalle altre.

Vi ricordo poi il valore della qualità del prodotto e degli ingredienti usati per farlo. Per giustificare un aumento e il costo di un’azienda artigiana, è necessario uscire dalla categoria di prodotto “billig” e proporre un gelato buonissimo e con ottimi ingredienti. Bisogna credere nel nostro gelato, dargli il valore e soprattutto il prezzo giusto, anche se puó sembrare alto. Lo so che nessun giornalista si interessa del gelatiere tedesco, che vende la pallina a 1,50 Euro e in alcuni casi a un 1,80 Euro, ma parla e scrive indignato se il collega italiano mette la pallina in vendita a 1,20 o addirittura 1,30 Euro. Perché? Perché parte dal fatto che il gelatiere tedesco di nuova generazione è arrivato a questo mestiere perché ci crede, perché ha fatto dei corsi, a volte è stato in passato un pasticciere, ha certificazioni appese ovunque in negozio, usa ingredienti di eccellenza e comunica con convinzione questa informazione al suo cliente. Mentre il gelatiere italiano mantiene un prezzo basso, per paura di perdere quei clienti, che sempre “meckern” . In questo modo non dà valore al suo gelato e al suo lavoro, ma all’opinione di un paio di clienti brontoloni, che non sanno valutare i costi reali oggigiorno di un’azienda seria. Ripeto è importante fare un attimo di riflessione sul proprio prodotto e un calcolo onesto delle spese per dare un valore reale del proprio gelato. Personalmente preferisco una pallina grande di un gustoso e sano gelato a un prezzo un po’ più alto, che due palline stiracchiate, grandi quanto un tuorlo d’uovo di un gelato mediocre a un prezzo basso.

Annalisa Carnio

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