Alimenti

Tassa sul caffè. Eliminiamola!

Ogni anno ciascun tedesco consuma 6,4 Kg di caffè crudo. A guadagnarci è anche lo Stato che incassa una speciale tassa sul caffè. Ma a che titolo?

È dal XVII secolo che la Germania riscuote imposte sul caffè: inizialmente come dazi doganali e dalla metà del 1948 come tassa sul caffè che oggi significano 2,19 euro/Kg per il caffè tostato e 4,78 euro/Kg per il caffè solubile. Ma il motivo di una simile operazione non è chiaro.
A tal proposito durante il Congresso del Partito Liberal Democratico tedesco (FDP) è stata presentata una mozione per inserire l’eliminazione della tassa sul caffè nel programma elettorale del Partito. Mozione che è stata stranamente respinta, proprio dal Partito che fa campagna per un sistema fiscale più semplice, equo e snello. Il Partito Liberale infatti aveva ragione: la tassa sul caffè non è equa e dovrebbe essere eliminata.

Poche entrate
È quasi impossibile giustificare la tassa come necessità fiscale, dato che porta nelle casse dello Stato solo un miliardo tondo di euro che su un gettito fiscale di 600 miliardi non fa una gran differenza. Contribuisce invece a rendere la materia del diritto fiscale più complicata e meno chiara, per non parlare del fatto che questa tassa va contro il principio del “libero scambio” laddove si parla di spartizione equa ed equilibrata degli oneri. Bere caffè, infatti, non può essere indice di superiore capacità produttiva rispetto, ad esempio, al bere tè. E la tassa sul caffè non può più nemmeno essere giustificata come tassa sui beni di lusso, dato che oramai il caffè non lo è più.
La tassazione del caffè porta il consumatore a rivolgersi ai Paesi confinanti, dove risulta costare meno che in Germania. Nella maggior parte degli Stati europei il prezzo del caffè non viene incrementato da tasse speciali.
Ecco perché i politici tedeschi farebbero meglio ad impegnarsi per eliminare definitivamente la tassa sul caffè.

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