Alimenti

Caffè – Piacere o dipendenza?

La risposta è nella quantità e nel fisico

Alcuni ne bevono più tazze, ad altri basta un piccolo espresso. Per molti il caffè come corroborante non può proprio mancare. In effetti il “brodo nero” stimola la circolazione proprio in quelle persone che normalmente di caffè ne bevono poco. Basta una tazza di caffè per far aumentare enormemente la loro pressione. E l’effetto può durare fino a tre ore.

Secondo Statista, il portale web tedesco per la statistica tra i più grandi di Internet, nel 2014 ogni tedesco ha consumato in media 7,1 Kg di caffè crudo. Nel 1960 la media era 3,5 Kg. Se ad alcuni il caffè risveglia i sensi, fa rinascere il buonumore ed aiuta a superare il tardo pomeriggio, negli altri fa venire il batticuore, il mal di stomaco o incide sulla digestione. Perché? Non è soltanto la quantità di caffè ad incidere sui suoi effetti, bensì anche il fisico di ognuno.

Sono oltre 1.000 le sostanze nel caffè responsabili dei vari effetti. La più nota è la caffeina. L’alcaloide stimola cuore e circolazione. L’effetto ha inizio circa venti minuti dopo la degustazione. Ma non tutte le persone sopportano l’effetto eccitante. Questo il motivo per cui il caffè contenente caffeina non funziona come bevanda dissetante, suggerisce l’Associazione tedesca per la Nutrizione. Fino a quattro tazze al dì per un totale di 350 mg di caffeina sono considerate innocue. Per le donne incinte e le madri che allattano non sono consigliate più di tre tazze al giorno.

Nell’uomo la caffeina ha effetti su cervello e sistema nervoso. Dai 30 ai 45 minuti dopo la degustazione della bevanda contenente caffeina assistiamo a mutamenti fisici: aumento del battito cardiaco, innalzamento della pressione e della temperatura del corpo, dilatazione dei bronchi e dei vasi sanguigni e stimolazione dei processi digestivi. In molte persone, la sensazione scatenata dall’ “ebbrezza” del caffè è una sensazione di piacere, perché sono in grado di concentrarsi meglio nel loro lavoro, mentre altre persone provano un aumento di vitalità e vigore.

Molti bevitori di caffè si sentono “dipendenti”, perché senza caffè non riescono a svegliarsi o a superare quella sensazione di spossatezza pomeridiana. Per tutti loro c’è una buona notizia: l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) ha dichiarato che il caffè non è una droga che crea dipendenza. Resta comunque assodato che bere caffè regolarmente può diventare un’abitudine difficile da sradicare. Il corpo ricorda gli effetti positivi della caffeina e continua a farne richiesta. Se la “sostanza” non arriva si ribella. In tal senso il caffè rende dipendenti, ma non comporta assuefazione.

Le probabilità di avvelenarsi con il caffè sono alquanto basse. Bisogna assumere otto tazze di caffè forte una dopo l’altra prima di veder comparire i sintomi dell’avvelenamento, tra cui alterazioni all’udito, alla vista, alterazioni del ritmo cardiaco e attacchi di panico. Ma non esiste quasi nessuno che assumerebbe caffè in modalità simili. L’intuizione guida la maggior parte delle persone a comportarsi nel modo corretto: il caffè viene assunto più volte separatamente nell’arco della giornata, in modo tale da dare al corpo tutto il tempo per smaltirlo.

Ulteriori informazioni sono disponibili in rete alla pagina www.ikk-classic.de/kaffee (in un video, l’esperto di fitness e nutrizione Patric Heizmann ci rivela di più sulla bevanda calda più amata dai tedeschi, il caffè).

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