Normative

Lo stress legato al lavoro

StressEntro il 15 maggio in ogni azienda dovrà essere fatta la valutazione dei rischi psico-sociali. Alle aziende spetta indicare le strategie adottate e le varie procedure di attuazione.

L’accordo quadro europeo dell’8 ottobre 2004 stabilisce che il datore di lavoro è tenuto a valutare i rischi dello stress legato al lavoro e indicare, nel documento redatto a conclusione della valutazione, le misure di prevenzione e protezione individuate e le procedure di attuazione.
Il D.Lgs 81 del 9 aprile 2008, recepisce l’accordo europeo ed estende la valutazione dei rischi correlati al lavoro in azienda anche ai rischi di natura psico-sociale. Cosa comporta tutto ciò per le aziende?
Per stress si intende uni stimolo ambientale, che provoca una risposta adattiva dell’organismo, sia dal punto di vista fisico che psichico.
Uno stimolo (stressor) provoca un segnale di allarme, a cui il sistema endocrino risponde con l’attivazione di meccanismi psico-fisici: in questo caso lo “stressor” fornisce una risposta positiva e un adattamento all’ambiente attraverso l’acquisizione di modelli di comportamento, che si attivano nel caso di stimoli similari. Tuttavia, stimoli ripetuti ai quali l’individuo non riesce a reagire, poiché non ha il tempo di tornare a una situazione di omeostasi o perché le sue strategie si rivelano inadeguate, provocano una fase di esaurimento emotivo e di cronicizzazione dello stato di attivazione.
Le manifestazioni sintomatologiche dello stress cronico sono molteplici. Per semplicità si possono dividere in sintomi fisici e psichici riconducibili allo “stato d’ansia” (che si può considerare il principale sintomo). Fra i principali sintomi fisici: disturbi cardiaci come palpitazioni ed extrasistole, ipertensione, difficoltà nel sonno (difficoltà nell’addormentamento e risvegli periodici), dolori all’apparato muscolo-scheletrico, problemi gastro-intestinali, stipsi o frequenti minzioni, disturbi nella sfera sessuale. Fra i principali sintomi psicologici: perenne stato di allerta, difficoltà di concentrazione, stato dell’umore tendente al depresso, disinteresse e mancanza di motivazione, irritabilità, mancanza di appetito o alimentazione compulsiva. Nell’ambito lavorativo lo stress riguarda tutte le aziende e tutti i ruoli ed è responsabile di condotte inadeguate, che comportano errori e danni che i bilanci pagano pesantemente: assenteismo, eccessivo turnover, conflittualità e molte altre situazioni negative estendono i sintomi soggettivi al contesto organizzativo. Il controllo dei fattori che lo determinano, la lettura dei rischi psico-sociali da cui origina, può costituire un’opportunità per l’azienda.
Negli USA ha avuto origine una specifica disciplina all’interno della psicologia, la psicologia del lavoro, che utilizza competenze e strumenti per l’analisi del fattore umano all’interno dell’organizzazione e per attuare strategie di intervento “universalistico”, vale a dire che superino il concetto di “patologia” e “prevenzione”. La gestione delle risorse umane, in modalità strategica, prevede infatti metodologie di ergonomia, di comunicazione e soprattutto di formazione.

La recente Normativa offre l’opportunità di uno slancio culturale verso una forma moderna di fare impresa sia per le aziende sia per l’indotto che fa riferimento ad esse. La stessa psicologia del lavoro, infatti, che non ha mai rivolto le proprie attenzioni alle specifiche dinamiche che contraddistinguono le piccole aziende, soprattutto le microimprese artigiane in cui l’imprenditore e i lavoratori entrano trasversalmente nei vari processi, dopo l’emanazione della Normativa si è resa conto della parziale inadeguatezza dei suoi strumenti e si sta prodigando per adeguarli alla realtà tedesca e al modello della PMI.

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