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In calo l’ossessione per il prezzo pallina?

L’attenzione da parte dei media per il tema prezzo pallina è una costante, che ci segue come un’ombra, a volte piccola, a volte grande, in alcuni casi minacciosa

L‘interesse per il prezzo della pallina di gelato è un cardine fondamentale nel dialogo con i giornalisti. Non credo ci sia prodotto in Germania, che attivi un simile accanimento nell’osservazione del suo prezzo e di un eventuale aumento ad ogni stagione. Sono anni che nel dialogo con i giornalisti mi impegno per attivare un cambio di percezione e far vedere il gelato artigianale, come un prodotto artigianale e genere alimentare, che fa parte della nostra vita quotidiana e il suo prezzo di vendita dipende dai costi di produzione e gestione in una gelateria artigianale. Detti costi – nel caso specifico del nostro gelato – non sono stati congelati, ne’ bloccati per intervento divino a un anno risalente a mezzo secolo fa. Come giá ho scritto in questa sede, ininterrottamente parlo e opero come agente educativo per spiegare ai giornalisti in dettaglio come il prezzo della pallina sia il risultato di un conteggio delle spese aziendali e quindi una variabile in sintonia con le spese mensili della singola e specifica gelateria in questione. Non a caso il trend attuale è l’apertura di piccole gelaterie, con gelato solo da asporto, riducendo in blocco costi di affitto e di personale. Poi importantissimo per me è far passare il messaggio che la pallina non è un’unità di misura sempre uguale, oltre al fatto che il suo peso nel corso degli ultimi quarant’anni si è più che triplicato. E non dimentichiamo che il gelato nasce grazie a una prestazione artigianale ed è il risultato di un servizio individuale non di una produzione di massa.

In questa sede e con riferimento a questo tema, desidero riportare un articolo scritto da un giornalista, con il quale ho avuto per un paio di settimane – durante la sua ricerca – un dialogo continuo. Christian Reinartz, è il primo giornalista nell’archivio delle mie rassegne stampa sul prezzo, che cambia le carte in tavola e finalmente scrive in maniera diversa su questo tema. Geniale è il titolo del suo articolo – Schluss mit dem Eis-Gejammer! Die Kugel wird gar nicht teurer – con il quale mette al bando proprio quell’ossessione, con la quale i media presentano questo tema provocando tra i lettori/consumatori confusione e disinformazione. Spero molto che questo modesto inizio di cambio di presentazione metta a tacere almeno per un po’ le orde di colleghi isterici in caso di eventuale aumento del prezzo del gelato artigianale.

Cercando invece di capire come mai è difficile comunicare quanto sopra al resto dei giornalisti, ho notato che un aspetto a nostro svantaggio nella spiegazione del gelato e del suo prezzo, è che la Germania è l’unico paese in Europa, in cui il gelato artigianale di tradizione italiana continua a essere “percepito” come un prodotto povero, accessibile con pochi centesimi, perché fatto da “emigranti”, anche se sono passati sessant’anni e le famiglie di gelatieri vivono e operano stabili in Germania. A conferma di ciò, è pur singolare che il gelato artigianale, fatto da un gelatiere tedesco possa costare di più e non risvegliare alcun interesse. Il prezzo pallina per forza maggiore negli ultimi anni è aumentato, pur timidamente, pur attirandosi l’ira dei giornalisti. Sempre in tema uno sconosciuto esperto di finanza spiega in un’intervista di aver elaborato una statistica sull’aumento del prezzo pallina in relazione all’inflazione. Sintesi dell’articolo è, che se una pallina di gelato nel 1985 costava 35 Pfenning (15 Cent) e oggi costa per es. a Berlino in media 1,44 Euro, riscontriamo nell’evoluzione di questo prezzo una dinamica di inflazione del 7%, mentre nello stesso periodo l’evoluzione del prezzo di altri prodotti è pari al 1,7%. Tale valutazione a parer mio si basa su presupposti errati, denigra il gelato e offende chi lo produce: in quanto si parla di pallina standardizzata, senza indicarne il peso, indipendentemente da grandezza, numero dipendenti e localizzazione della gelateria di produzione. Cioè dove costava la pallina 35 Pfenning nel 1985? In un paesino di campagna in Baviera o nel NRW? Perché prendere come indice indicativo del prezzo attuale Berlino, cittá che grazie alla caduta del muro ha avuto uno sviluppo economico astronomico; es. l’affitto al mq. é aumentato negli ultimi 10 anni del 100%!!! Per finire in questa valutazione approssimativa, viene completamente ignorato il fatto che per decenni, il gelato di produzione artigianale è stato venduto a sottoprezzo e quindi era necessario un aumento per aggiustare la dinamica sbilanciata di spese e introiti, o meglio per non dover chiudere del tutto l’attivitá. Poi domanda banalissima: perché il prezzo del gelato artigianale non puó aumentare, se tutto il resto attorno aumenta?

Ricordo che è importante anche per tutti noi, cambiare la percezione di questo prodotto, per necessità maggiore e per salvarci, perché tempi, normative e costi di mercato sono cambiati.

Sono convinta che chi offre un prodotto di qualità, lo presenta e informa, non avrà critiche da parte dei suoi clienti, anche se il prezzo ormai non è più quello di qualche anno fa. Invito tutti i soci Uniteis a contattarmi e darmi informazioni per poter presentare al meglio questa tematica. E’ importante comunicare insieme e con lo stesso obiettivo; insomma fare lavoro di squadra per riuscire a raggiungere risultati a vantaggio di tutti.

Pressestelle Uniteis e.V.
Dott.ssa Annalisa Carnio
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