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Canone GEZ

Logo GEZ.L’Associazione dei Contribuenti tedeschi (BdSt) rivendica l’esenzione fiscale per le imprese

La BdSt non si limita a respingere una simile disparità di trattamento, bensì rivendica una sostanziale esenzione dal canone per gli esercizi commerciali. A differenza di alcune associazioni economiche, che rivendicano esoneri soltanto per le piccole imprese e tabelle con degli sconti più favorevoli per quelle medie e, oltre a questo, vorrebbero risolvere il problema delle filiali, basandosi sul numero totale dei dipendenti, l’Associazione dei contribuenti tedeschi mette in discussione il principio stesso dell’obbligo di versamento del canone. Se infatti da un lato l’attuale gettito fiscale del settore industriale, con il suo 6% del gettito totale pari a ben 7,6 miliardi di euro l’anno, è relativamente basso, d’altro canto, in linea generale va considerato che ogni datore di lavoro e ogni lavoratore dipendente vengono già chiamati all’esborso per la costosa emittente di diritto pubblico in qualità di cittadini privati. Come previsto, con questa tassa simile ad un’imposta i professionisti si vedrebbero doppiamente depredati. Un’altra cosa che indigna l’associazione dei contribuenti è proprio questo nuovo aspetto simile ad un’imposta. L’attuale tassa incassata dall’Ente tedesco centrale di riscossione del canone (GEZ) si basa sul principio dell’equivalenza. Chi, di fatto, ha in casa un apparecchio ricevitore e grazie ad esso è effettivamente in grado di usufruire dell’offerta delle 17 emittenti di diritto pubblico ha l’obbligo di versare un canone. In questo caso viene perseguito il principio di prestazione e controprestazione. Al contrario, per maturare l’obbligo di versamento del nuovo canone, la presenza di una TV o radio non è decisiva, il che fa acquisire alla tassa un carattere di imposta vera e propria.
Secondo l’associazione dei contribuenti le emittenti dovrebbero puntare invece più che altro su un’intensificazione della loro politica di risparmio, soprattutto in ambito amministrativo. A questo proposito bisognerebbe iniziare dagli ormai noti cachet degli intendenti e del personale dirigente pari a 300.000 euro l’anno e, a volte, anche oltre. Le emittenti vedrebbero così risparmiati ben 500 milioni di euro che compenserebbero l’esenzione delle imprese dal canone, considerando che il gettito, negli ultimi tempi, ha raggiunto i 7,6 miliardi di euro, questa esenzione non dovrebbe essere un problema.

I costi di amministrazione della Gebühreneinzugszentrale (GEZ) sono troppo elevati
In base al rapporto annuale, la GEZ con i suoi 1.100 dipendenti, l’amministrazione dell’Ente costa agli abbonati la bellezza di 162 milioni di euro, il che significa che su ciascun conto dei contribuenti vengono addebitati quasi 4 euro. Mediante uno snellimento ed una sburocratizzazione sul piano organizzativo è possibile risparmiare anche qui milioni di euro che possono essere utilizzati come volume di sgravio ai fini dell’esenzione fiscale delle imprese.

L’Ente GEZ ultimamente viene portato spesso in tribunale
Uno sguardo alle recenti vertenze giudiziarie testimonia il modo in cui l’attuale sistema viene messo in discussione:

Ai primi di settembre 2010 il Tribunale Amministrativo (LVG) di Münster ha deciso che la parte in causa avrebbe dovuto versare i canoni relativi a radio e TV anche in caso di una prolungata permanenza all’estero e anche se prima di partire si fosse provveduto a scollegare l’impianto satellitare. Prima di partire per la sua permanenza semestrale all’estero, l’interessato aveva fatto domanda di esenzione. L’emittente radiotelevisiva competente aveva respinto la domanda. E non era neppure servito a nulla che un operatore incaricato avesse scollegato temporaneamente l’impianto satellitare, che la parte in causa avesse riposto i cavi di ricezione scollegati in una cassetta di metallo e, dopo averla chiusa a chiave, consegnato le relative chiavi all’azienda specializzata. La denuncia contro la notifica di pagamento non ha avuto esito. In base alla situazione giuridica vigente, è soggetto al pagamento del canone chiunque abbia in casa un apparecchio radio o televisivo. Il tribunale ha specificato che a contare è il semplice possesso, non l’effettivo utilizzo dell’apparecchio e, nella fattispecie, anche durante la sua permanenza all’estero l’interessato manteneva i suoi poteri di governo e discrezionale sull’apparecchio. La sospensione della ricezione satellitare avrebbe potuto essere ripristinata senza particolari abilità dal punto di vista tecnico. La parte in causa avrebbe senz’altro avuto la possibilità di incaricare l’azienda con l’apertura della cassetta di metallo e la successiva messa in funzione dell’apparecchio. L’obbligo di pagamento del canone sarebbe decaduto soltanto nel caso in cui la ricezione satellitare venisse resa tecnicamente impossibile nel lungo periodo, ad esempio mediante a rimozione del sintonizzatore dall’apparecchio.

A metà gennaio 2010 il Tribunale Amministrativo di Berlino decise che l’obbligo di versamento del canone avrebbe continuato a valere anche nel caso in cui fosse stato smarrito o rubato il ricevitore DVB-T essenziale per il funzionamento del televisore. In questo caso la parte in causa aveva voluto fare a meno di pagare la tassa dopo che un simile ricevitore (Set-Top-Box) era stato sottratto, da ignoti, dal proprio appartamento. Va premesso che nella zona berlinese non viene più trasmesso alcun segnale classico di tipo analogico e pertanto, se l’appartamento non dispone di un collegamento via cavo o di un ricevitore satellitare, ai fini della ricezione televisiva si rende quindi assolutamente indispensabile un ricevitore di tipo DVB-T. Ma il tribunale ha deciso che il querelante avrebbe potuto esimersi dal pagamento del canone soltanto se avesse rimosso o reso del tutto inutilizzabile l’apparecchio televisivo. In caso contrario l’apparecchio sarebbe risultato assolutamente in grado di ricevere il segnale, ad esempio mediante connessione alla rete via cavo o all’installazione di un nuovo ricevitore DVB-T. Per quanto noto al tribunale, “la connessione del Set-Top-Box al televisore avviene mediante la presa dell’antenna collocata sul televisore stesso e, pertanto, non richiede particolari abilità tecniche“.

Ma allora anche i proprietari dei discount sono obbligati a versare il canone per i televisori che offrono imballati nelle loro confezioni originali? Non secondo il Tribunale Amministrativo del Baden-Württemberg. L’obbligo di versamento del canone sussiste esclusivamente per i televisori da dimostrazione. Il fatto che i televisori contenuti nella loro confezione originale non vengano utilizzati dal rivenditore per la radioricezione non basta però a motivare l’esenzione. Il fattore decisivo è dato invece dal fatto che queste apparecchiature verranno effettivamente utilizzate solo dopo il loro acquisto, per cui non fanno rientrare il rivenditore tra i teleabbonati. Si considera trascurabile il fatto che i televisori in questione potrebbero essere utilizzati “senza particolari interventi addizionali”.
Ma non è ancora detta l’ultima parola: al numero di protocollo 6 C 23/08 la Corte Amministrativa federale (BverwG) ha infatti avviato una procedura di revisione per chiarire questo argomento.

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