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Eureka: la straordinaria opera dei Trevisani Grollo

La più alta piattaforma di osservazione dell’emisfero sud, la prima edge del mondo.

A Melbourne da alcuni anni è stato ultimato un grattacielo residenziale che risulta essere il più alto dell’emisfero australe: un panorama che fora le nubi e propone subito visioni da capogiro tra cui il famoso circuito automobilistico, con un cubo di vetro (Edge) che sporge di tre metri fuori dalla torre alla massima altezza. Porta il nome di “Eureka Tower Appartaments” e lo abbiamo visto anche recentemente svettare superbamente dal grappolo di grattacieli circostanti e che, con i suoi 96 piani e 300 metri di altezza, 30 secondi di ascensore, ha “messo sotto” tutto il resto, togliendo il primato anche ai 60 piani del Rialto, pure di marca Grollo. Melbourne è una metropoli ad influenza europea, con case vittoriane e parchi all’inglese accostati ad una “fungaia” di grattacieli. Di questi, il 60% portano la firma dei Grollo, compresi il famoso Casinò e lo stadio da 110 mila posti. Ma hanno costruito molto anche a Sydney e a Brisbane.

Papà Luigi era approdato qui nel 1928, proveniente da Cusignana e partendo dalla “cazzuola”, con i figli Bruno e Rino che mano a mano sono assurti all’imprenditoria edile più audace e avanzata.

L’Eureka nella progettazione iniziale avrebbe dovuto rasentare eccezionalmente l’altezza di 500 metri per 120 e più piani: ma il permesso non è venuto, ed è bastato lo stesso. Perché si è trattato di un vero capolavoro, con tinte che tengono conto della variabilità e della luce esterna, con l’ombra che non ricade su fabbricati circostanti, l’effetto “ondulazione” è controbilanciato da sacche d’acqua che fungono da contrappeso ed è autosufficiente anche energeticamente con schede magnetiche che consentono
il massimo risparmio. I Grollo? Insomma, dei “ragazzi” bravi per il loro mestiere, che ora hanno passato il testimone ai figli, ma che si ricordano del loro paese di partenza e di tanto in tanto vi tornano; dell’origine hanno conservato anche la semplicità delle partite e bocce al Veneto Club e del
“pan e sopressa” in casa e della grande giovialità del tratto.

Ma sulla loro pelle è rimasta anche la sensibilità sociale di un fenomeno vissuto in prima persona. Al punto che, appena due anni fa, (qui: auspice il fratello Rino) è stato collocato un monumento all’emigrante nell’atrio del Rialto, molto toccante e suggestivo: un gruppo di statue che rievocano l’aspetto struggente e umanissimo della ricongiunzione familiare.

Riccardo Masini

Fonte: Trevisani nel Mondo N. 11 – Dicembre 2013

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