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Imprenditori solitari

Oltre il 40% degli artigiani iscritti all’Albo non hanno dipendenti. In 15 anni il numero dei cosiddetti imprenditori solitari si è più che triplicato. Qualcuno lo vede come un problema e sospetta che si tratti soprattutto di “fondatori per necessità” e “operatori a prezzi bassi” che non investono, non fanno formazione, non creano posti di apprendistato.

La parrucchiera D.C. Santos, per esempio, è “un’imprenditrice solitaria” e lavora da tre anni in proprio. All’inizio con una poltrona da parrucchiere in affitto, poi aprì un credito e investì in un piccolo negozio di 13 metri quadri. “Voglio far qualcosa con la mia qualifica di maestro”, dice la trentanovenne. Ha idee chiare, vuol fare di più nel senso di una consulenza individuale globale: consulenza sulla colorazione più styling più immagine più pettinature. “A basso prezzo” i suoi servizi non sono di certo: un taglio di capelli, per esempio, si può avere nella stessa città anche per metà prezzo, Iva compresa. Lei ha solo un problema: non può realizzare i suoi progetti futuri perché è già ora completamente impegnata. In teoria, un parrucchiere può servire contemporaneamente diverse clienti: mentre per una cliente cha sta facendo la colorazione, un’altra cliente può già accomodarsi in poltrona per il taglio, ma per questo le manca lo spazio ed è semplicemente impossibile fare di più.
La maestra parrucchiera, però, normalmente non è una tipica imprenditrice solitaria, infatti, come afferma l’esperta di strategia Monika Birker di Offenbach, “imprenditori solitari tipici non esistono”. E’ consulente e coach di imprenditori solitari dal 2001 e autrice del libro “Erfolgreich als Solo-Unternehmer”. La sua esperienza dimostra che gli “imprenditori solitari” sono individualmente molto diversi, la gamma è enorme.

Anche un recente studio dell’Istituto di Economia politica per il ceto medio e gli artigiani presso l’Università di Göttingen (ifh) lo dimostra. “Il gruppo è molto eterogeneo”, dice Klaus Müller, autore dello studio. Sia che si tratti di fatturato, massimo sfruttamento, finanziamento, specializzazione o progetti futuri – più da vicino li si osserva, più differenze si trovano.

Per esempio, il fatturato annuo: il 40% degli imprenditori solitari nel settore dell’artigianato resta al di sotto della soglia di 17.501 euro, il 30% supera i 50.000 euro. Un quinto, però, gestisce l’azienda solo a tempo parziale, accanto ad una professione principale o all’attività di casalinga. E nel campo delle opere soggette ad autorizzazione, gli imprenditori solitari, anche se coprono solo una quota del 32%, hanno però un fatturato in media di 71.000 euro. Nel settore delle opere non soggette ad autorizzazione è il contrario: la quota è del 62% e il fatturato medio di 38.000 euro. “In media” significa anche che la cosa può essere ben diversa a seconda del settore. “Vi sono molti imprenditori solitari a tempo pieno per i quali si deve già parlare di situazioni di reddito precarie”, dice Müller.

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