Varie

Deleteri per il clima, costosi per gli artigiani

Molti mezzi refrigeranti comuni sono estremamente dannosi per il clima. Per questo, secondo un regolamento UE, essi dovrebbero sparire dal mercato. Ma ciò comporta delle conseguenze

Nella vostra azienda avete un impianto di condizionamento o di refrigerazione stabile come frigoriferi industriali o banchi frigoriferi?” Allora questo potrebbe presto venire a costarvi caro”, afferma il costruttore di sistemi di refrigerazione Jürgen Heile, vice direttore scolastico della Norddeutsche Kältefachschule di Springe. Ciò vale, per lo meno, se queste apparecchiature funzionano con idrofluorocarburi (HFC). Il problema è che gli HFC sono utilizzati come mezzi refrigeranti e sono decisamente più dannosi per il clima che non la CO2. La Commissione europea vuole ridurre sensibilmente le emissioni di questi cosiddetti “FGAS”entro il 2030. A questo dovrebbe servire il cosiddetto decreto sugli FGAS che, in versione rinnovata, è in vigore dal gennaio 2015 e ha effetti non solo positivi. A patirne sono soprattutto gli utenti di condizionatori e di impianti di refrigerazione – come, per esempio, i macellai, i panettieri e le imprese di pompe funebri.

Che cosa prevede il decreto sugli FGAS?

Il decreto sugli FGAS prevede due misure fondamentali per la riduzione delle emissioni:

  1. Il Phase Down. Con questo la quantità di HFC disponibile sul mercato dovrà venir progressivamente ridotta entro il 2030.
  2. Divieti di utilizzo e di messa in commercio. I mezzi refrigeranti con un potenziale di effetto serra particolarmente alto (valore GWP) dovranno a poco a poco sparire completamente dal mercato.

Che effetti ha il decreto sugli FGAS sul mercato?

I produttori di mezzi refrigeranti hanno già reagito al decreto sugli FGAS e togliendo dal mercato i mezzi refrigeranti con un elevato valore GWP ancora prima del necessario. “Questo vale, per esempio, per i mezzi refrigeranti R404A”, afferma Kerstin Martens, collaboratrice scientifica presso l’Ufficio federale per l’ambiente (UBA). Con il R404A, per esempio, vengono alimentati gli impianti di condizionamento nelle panetterie, nelle macellerie e in altre aziende industriali.
La decisione dei produttori ha ripercussioni sul mercato: infatti, nel 2017 i prezzi dei mezzi refrigeranti sono in parte saliti fortemente. In certi momenti addirittura la loro disponibilità era stata limitata: “Le difficoltà di approvvigionamento non hanno interessato soltanto i mezzi refrigeranti con un elevato potenziale di effetto serra che per via della loro pericolosità per il clima dovranno a poco a poco essere tolti dal mercato, bensì anche altri mezzi refrigeranti”, informa l’Associazione centrale dell’Artigianato tedesco (ZDH).
Per gli utenti degli impianti i prezzi elevati e la disponibilità ridotta diventano un problema nel momento in cui questi refrigeranti fuoriescono dal loro impianto di condizionamento o di refrigerazione. E questo succede: “Negli impianti fissi possono verificarsi delle dispersioni”, dice il costruttore di sistemi di refrigerazione Jürgen Heile. In questi casi bisogna cercare le falle e ripararle e il mezzo refrigerante va rimpiazzato.

I gestori di impianti hanno queste possibilità

Se da un impianto di condizionamento o di refrigerazione fuoriesce del refrigerante che non è più disponibile, i gestori, secondo Jürgen Heile, hanno due possibilità:

  • possono convertire l’impianto ad un mezzo refrigerante sostitutivo oppure
  • possono acquistare un nuovo impianto.

Entrambe le soluzioni significano per il cliente costi aggiuntivi. Ma che cosa è più razionale? “Qui bisogna calcolare ben bene se conviene passare ad un altro mezzo refrigerante”, pensa il costruttore di sistemi di refrigerazione. Il refrigerante R449, per esempio, è un’alternativa al R404A. “Ma anche questa sarà presumibilmente una soluzione transitoria”, pensa Heile. In fin dei conti, anche questo FGAS è ritenuto relativamente dannoso per il clima e nessuno può dire con certezza per quanto tempo questo mezzo refrigerante si potrà ancora trovare sul mercato.
Ma c’è anche un altro problema: secondo il parere di Kerstin Martens non è ancora chiaro quale mezzo refrigerante si affermerà alla lunga come alternativa agli HFC. “Questo è un grosso mercato globale e i produttori al momento stanno facendo studi su tutta una serie di prodotti refrigeranti alternativi”, dice la collaboratrice dell’UBA. Ciò rende rischiosi nuovi investimenti.
Per aggirare almeno un po’ più a lungo questo problema l’esperta dell’UBA Kerstin Martens ha un suggerimento: “La probabilità di avere delle perdite diminuisce con una manutenzione regolare”, dice. Pertanto consiglia ai gestori di impianti di intervenire immediatamente appena scoprono una insufficienza nel funzionamento dell’impianto e di non aspettare fino al prossimo turno di controllo previsto dal decreto sugli FGAS.

Articoli correlati